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La parrocchia di Scopa

Questa pagina è in fase di aggiornamento.

 

Chiunque fosse in possesso di materiale relativo alla Parrocchia di Scopa (fotografie, scritti, documenti, testi, ricordi o altre testimonianze) è invitato a condividerlo inviandolo all’indirizzo e-mail parrocchiealtavalsesia@gmail.com.

 

Ogni contributo sarà prezioso per arricchire e custodire la memoria della nostra comunità. Grazie per la collaborazione.

La chiesa parrocchiale di Scopa, dedicata a San Bartolomeo, è una delle chiese più antiche della Valsesia. Fu infatti matrice e centro battesimale di tutte le chiese dell’alta valle, da sopra Varallo fino ad Alagna. Il progressivo popolamento delle valli portò le varie comunità a staccarsi progressivamente dalla pieve per rendersi autonome e garantirsi una migliore fruizione religiosa. Questo processo, cominciato nel 1325 con il distacco di Riva Valdobbia, terminò nel 1558, con l’autonomia di Balmuccia.

Oggi, grazie a diversi interventi di ampliamento e modifiche, si può osservare una chiesa dalle linee architettoniche settecentesche. All'esterno si caratterizza per l'elegante porticato, sorretto da colonne in pietra, realizzato nel 1828, il quale cinge la chiesa nel suo fianco destro e in facciata. Spicca inoltre il campanile romanico con la sua punta ad "aiguille". Sotto il portico si trovano alcuni affreschi, tra i quali uno più grande, con raffigurato san Cristoforo, una lunetta con la rappresentazione della Natività, sopra il portale laterale di ingresso, e una lunetta con l'effige di san Bartolomeo sopra il portale principale. Accanto a quest’ultimo, una porta in stile gotico permette l’accesso nella cappella romanica, considerata una parte della chiesa primitiva e ora inglobata nella struttura esterna. Sopra la sua porta, una scritta commemora il giuramento dei valsesiani contro Fra' Dolcino, anche se l’evento si sarebbe poi rivelato infondato. Al suo interno restano due finestrelle gotiche e gli antichi affreschi con le immagini dei quattro Evangelisti.

L'interno della chiesa maggiore presenta una pianta a croce latina, ritmata da lesene coronate da capitelli compositi decorati a foglia di acanto. Il grande affresco nella cupola sopra l'altare maggiore rappresenta la Gloria di san Bartolomeo, raffigurato in mezzo alle volte celesti e agli angeli. Un dettaglio particolare e quasi unico nel suo genere è rappresentato dall’uso di un supporto esterno per rendere il piede di un angelo in tridimensionale, dato che fisicamente esce dallo spazio fisico delimitato dell’opera. 

Di notevole interesse l'antica tela "Gesù benedetto dalla madre prima di andare alla Passione" di ignoto autore. Si osservano anche resti di affreschi con figure di Santi e una Madonna e i volti della Vergine col Bambino. I soggetti della Via Crucis sono invece stati dipinti su tela. I seggi del coro e l'armadio della Sacrestia, entrambi intagliati su legno, sono pregevoli esempi della scultura valsesiana dell'epoca. L'altare maggiore del 1908 è pregevole per la varietà dei marmi. L'organo costruito da Angelo Cornetti nel XVIII secolo, rinnovato nel 1829 da Luigi Maroni Biroldi, è stato recentemente restaurato.

Nel periodo Natalizio si può ammirare il presepe dipinto da Padre Eliseo Sasselli con le statue della Vergine Maria e di San Giuseppe opera del professor Fulvio Giroldi entrambi artisti valsesiani del secolo scorso.

Nella chiesa sono conservate e venerate le reliquie di sant'Ammonisia, recuperate dalla catacomba di Priscilla nel 1750 e trasportate a Scopa entro il 1755, grazie ai fratelli sacerdoti Giovanni Antonio e Pietro Antonio Pianazzi.

 

Inizialmente furono sistemate nella cappella di San Marco, sul lato orientale dell’edificio; nel 1880, invece, su indicazione del sacerdote don Alfonso Chiara, furono sistemate in una urna più grande. Per una più consona sistemazione dei sacri resti, fu incaricato don Giulio Guglielmetti per la confezione del manichino con parti anatomiche in cera e in legno (queste ultime realizzate dallo scultore Giovanni Longhetti, che scolpì anche l’urna). Questo venne poi vestito con un abito preparato dalle ragazze del paese. Da allora la cappella venne intitolata alla santa, invocata in paese come protettrice dalle inondazioni del Sesia.

La struttura si offre ancora oggi al visitatore nella sistemazione ottocentesca, con alcune statue di angeli poste al di sopra del tempietto e con in mano la palma, simbolo del martirio, oppure il giglio, simbolo della verginità. Sulla parete è invece collocato un quadro che rappresenta la santa in gloria sostenuta da angeli, mentre sullo sfondo si scorge il paese di Scopa. La festa annuale in onore di Ammonisia, un tempo celebrata nella IV domenica dopo la Pentecoste, venne trasferita alla prima domenica di marzo e, dal 1881 fino ad oggi, alla prima di febbraio, per favorire una maggior partecipazione della popolazione che, dalla primavera al tardo autunno, emigrava all’estero. In tale ricorrenza, l’urna viene esposta alla venerazione dei fedeli e, soprattutto in passato, portata in processione per le vie del paese.

Santa Ammonisia.jpg

Oratorio di San Rocco a Muro

L'insediamento nella frazione è documentato già in una carta del 1340, in cui compare un certo Milano figlio di Filippo del fu Filippino del Muro de Scoa

 

L'edificio presenta nella parte superiore della facciata un affresco, ora molto rovinato, in cui sono raffigurati san Rocco, san Fabiano e san Sebastiano. Il soggetto iconografico riunisce tutti i santi invocati come protettori contro la peste

 

In particolare, san Sebastiano, martirizzato con le frecce, veniva anche invocato come protettore contro le ferite che si potevano riportare in montagna, soprattutto in tempi in cui non si poteva usufruire di adeguata assistenza.

Il culto dei santi Fabiano e Sebastiano, spesso associati nelle intitolazioni ecclesiastiche e nell’iconografia, che dal cinquecento fu parzialmente sostituito da quello di san Rocco, è ampiamente diffuso in tutta la Valsesia, ove sorgono numerosi edifici minori a loro dedicati. 

Muro_(Scopa)_Chiesa_dei_Santi_Rocco,_Fabiano_e_Sebastiano - copia.jpg

All'interno, a destra della pala centrale dell'abside si distingue un affresco con san Carlo e san Bartolomeo (titolare della chiesa parrocchiale di Scopa), recante alla base l'iscrizione a ricordo dei committenti della famiglia Pianazzi (“Bartolome et Carolo filioli del q. Pietro Pianazza F. F. 1684"). 


Su una casa della frazione, una targa marmorea ricorda che in quell'edificio Clotilde Verno fondò l’Istituto delle Suore Orsoline. Fu infatti appositamente costruita una nuova casa nella frazione Muro, dove il gruppo si dedicava alla riparazione di antichi paramenti sacri e nella confezione di nuovi.

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