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La parrocchia di Campertogno

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Arrivando a Campertogno si viene ben presto catturati dal fascino maestoso della possente chiesa di san Giacomo Maggiore, la quale, insieme al suo imponente campanile, domina gran parte del paese e, soprattutto, la strada provinciale, rispetto alla quale si trova in posizione decisamente sopraelevata. Si tratta di una struttura molto ampia che ospita, adiacente al suo retro, anche la chiesa dedicata a santa Marta e, all'interno, un Museo di arte sacra. Sul lato destro, guardando la facciata, si caratterizza per una passerella in pietra, strutturata come un lungo ballatoio che collega le due chiese all’esterno, esattamente al di sopra della carrozzabile. 


L'attuale chiesa sorge sul luogo di una più antica, già sede parrocchiale nel 1415, anno in cui l'abitato di Campertogno ottenne, per decreto vescovile, il permesso di separarsi da quella di Scopa. Dovette quindi subire un primo intervento di ampliamento nel corso del Cinquecento, anche per rispondere alla necessità di accogliere una comunità in rapida crescita, stimolata dal miglioramento delle condizioni economiche dei suoi abitanti. Il paese ospitava inoltre diverse botteghe artigianali di scultura (principalmente in legno e avorio) e pittura e si affermava quindi come importante centro produttivo e culturale a livello locale. La chiesa parrocchiale rifletteva quindi in modo diretto questa crescita e benessere che ne erano derivati.


Sul finire del Seicento la comunità, sostenuta anche dal vescovo di Novara Giovanni Battista Visconti, decise di intraprendere un progetto di rifacimento complessivo della chiesa, sottoponendo la richiesta all'architetto reale Guarino Guarini. Questi, nel 1691, ideò un imponente complesso parrocchiale e una chiesa di notevoli dimensioni, dei quali fece arrivare un modellino ligneo direttamente dalla sua bottega di Torino. La comunità partecipò attivamente ai dibattiti che seguirono, proponendo modifiche e aggiunte e, soprattutto, lamentando l’eccessiva portata dei lavori. Poco dopo, fu infatti richiesto l'intervento anche di Filippo Juvarra, al quale furono affidate delle modifiche sostanziali. Tra il 1720 e il 1732 furono quindi portati avanti i lavori per la costruzione della nuova chiesa, consacrata poi il 28 luglio 1760, dal vescovo Marco Aurelio Balbis Bertone, consolidando l’attuale aspetto della struttura complessiva. Nei secoli successivi l'edificio venne arricchito con nuovi ornamenti e completato con l'erezione della facciata, ultimata soltanto nel 1898. 

La chiesa si presenta con una pianta molto particolare, di forma quasi ellittica, caratterizzata da un ampio ingresso, quattro cappelle laterali, un coro a pianta quadrangolare e terminante con una profonda abside semicircolare. 
La volta dell'aula è decorata con un affresco, iniziato nel 1730 da Carlo Borsetti e portato a compimento da Giovanni Milocco (il quale dipinse anche altre parti della navata), raffigurante  al centro San Giacomo in gloria. Del Borsetti sono invece anche gli affreschi che decorano le volte delle cappelle laterali che si aprono sull'aula, dedicate alla Madonna del Carmine, al Crocifisso, alla Madonna del Rosario e a Sant'Anna, mentre i tondi con i Misteri del Rosario sono di Pier Celestino Gilardi (1870).


Il coro e l'abside risultano interamente occupati dal presbiterio, il quale si presenta rialzato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa. Qui si trovano i dipinti raffiguranti gli episodi della vita di san Giacomo, realizzati nel 1832-39 dai fratelli Lorenzo e Giuseppe Avondo. Si conserva inoltre l'antico catino della vasca battesimale, opera, in marmo di alto pregio, risalente al 1415, completa della copertura lignea del Seicento ampiamente decorata. A coronare l’area, il pregevole altare maggiore in marmo, realizzato nel 1809 su disegno di Giovanni Molino. Sull'altare della Madonna del Rosario si possono invece osservare i quindici Misteri affrescati dal maestro locale Pier Celestino Gilardi. 


Esternamente, la chiesa è ben distinguibile dalla sua facciata slanciata, divisa in due ordini da un alto cornicione, entrambi decorati. Nell'ordine inferiore si aprono i tre portali sormontati da un affresco raffigurante San Giacomo che predica, opera del pittore Bialetti su cartoni di Camillo Verno, artista del paese; nell'ordine superiore, invece, ai lati del finestrone rettangolare centrale, ciascuna entro una propria nicchia si trovano le statue di San Gaudenzio (a destra) e San Giacomo.

Sulla parete esterna dell'abside, che dà sulla piazza del paese e, quindi, ben visibile già dalla strada, vi è una grande meridiana dipinta, opera di Andrea Bonini che la eseguì nel 1880. Questa, oltre a scandire le ore, possiede la caratteristica di indicare esattamente l'istante del mezzogiorno.

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Santa Marta e le trüne 

Adiacente al corpo di fabbrica maggiore si appoggia la chiesa di santa Marta, originariamente collocata in aree ora facenti parte della chiesa maggiore e radicalmente spostata durante i lavori settecenteschi di ampliamento della parrocchiale. Nonostante ciò, essa conserva comunque i suoi arredi originali, tra i quali si segnala il magnifico altare ligneo piramidale scolpito, dorato e dipinto tra il 1709 e il 1710 da Francesco Antonio D'Alberto e Giovanni Mainoldo. Esso contiene anche una scultura della Vergine di Gaudenzio Sceti (1689). Col tempo, all’interno della chiesa presero posto numerose opere di diversa provenienza, fino a comporre una sorta di pinacoteca di arte religiosa locale. Fin dal XV secolo, la chiesa è inoltre stata sede della Confraternita di santa Marta e san Bernardino. 


Una curiosità che non tutti conoscono è che sotto la chiesa di San Giacomo si sviluppa una fresca grotta, dove le forme di formaggio, scelte fra i piccoli allevatori e caseifici della zona, evolvono avvolte nel fieno o in altri elementi naturali scelti con cura. Si tratta di una trüna, termine che indica, nel dialetto valsesiano e di altre zone alpine, una cantina naturale dove si conservano gli alimenti, si affinano formaggi e si stagionano salumi. Benché nascosta e protetta al di sotto dell’imponente struttura, la sua porta d’ingresso risulta ben visibile anche solo passando in auto dalla strada provinciale, attirando la curiosità dei passanti più attenti.

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